Tre Cime di Lavaredo nelle Dolomiti orientali. Patrimonio naturale UNESCO dal 2009. Fonte: Wikimedia Commons (CC BY-SA)
Origine e contesto geodinamico
Le Dolomiti rappresentano uno degli esempi più studiati di carbonati di piattaforma nel Triassico medio-superiore dell'Europa meridionale. L'area fu occupata, tra 240 e 220 milioni di anni fa, da un sistema di atolli e scogliere coralline sommerse in un mare epicontinentale caldo, collocato a latitudini tropicali durante la deriva dei continenti. Le sequenze sedimentarie accumulate in quell'arco di tempo raggiungono spessori superiori a 1.000 metri nelle aree di massima subsidenza.
La struttura geologica attuale delle Alpi orientali è il risultato della collisione alpina tra la placca Adria — un microcontinente di origine africana — e il margine europeo, avvenuta a partire dall'Eocene (circa 50 milioni di anni fa). La compressione ha prodotto un sistema di sovrascorrimenti e pieghe che ha sollevato e deformato i blocchi carbonatici triassici, portandoli alle quote odierne, superiori ai 3.000 metri sul livello del mare nelle cime principali.
Il processo di dolomitizzazione
Il termine «dolomite» indica sia il minerale (carbonato doppio di calcio e magnesio, CaMg(CO₃)₂) sia la roccia formata prevalentemente da quel minerale. La dolomitizzazione — la sostituzione parziale o totale del calcio con magnesio all'interno del reticolo cristallino della calcite — avviene attraverso meccanismi ancora dibattuti in letteratura.
I modelli più accreditati includono:
- Dolomitizzazione per flusso refluo (seepage-reflux): acque marine ipersaline evaporate nei lagoni retrostanti la barriera coralline percolano verso il basso attraverso i sedimenti, trasportando magnesio.
- Dolomitizzazione idrotermale: fluidi caldi arricchiti in magnesio circolano lungo faglie e fratture, sostituendo la calcite a temperature superiori a 60–100 °C.
- Dolomitizzazione meteorica: acque sotterranee emergono dalla superficie e interagiscono con i carbonati in condizioni diagenetiche tardive.
Nelle Dolomiti prevalgono evidenze a favore di un'origine idrotermale parziale, confermata dall'analisi isotopica dell'ossigeno nei cristalli di dolomite, che mostrano valori compatibili con temperature di formazione di 50–120 °C.
Lago Sorapiss nelle Dolomiti orientali. Il colore turchese è dovuto alla presenza di farina di roccia in sospensione. Fonte: Wikimedia Commons (CC BY-SA)
Formazioni carbonatiche principali nel contesto italiano
Oltre alle Dolomiti, il territorio italiano ospita numerose altre successioni carbonatiche di interesse geologico e industriale:
Calcari appenninici
La dorsale appenninica è formata in larga misura da calcari pelagici del Giurassico e del Cretaceo, deposti in fondali profondi (Maiolica, Scaglia Rossa, Scaglia Bianca). Questi litotipi affiorano diffusamente tra Umbria, Marche, Abruzzo e Calabria, e costituiscono la materia prima per la produzione di calce e cemento. Il distretto di Tricarico (Basilicata) e quello di Sulmona (Abruzzo) sono tra i maggiori produttori italiani.
Marmi metamorfici
I calcari investiti dal metamorfismo regionale nelle Alpi e nelle Apuane si trasformano in marmo — una roccia cristallina a grana variabile. Le Alpi Apuane ospitano il più importante distretto marmifero mondiale, con cave attive a Carrara, Massa e Seravezza. La varietà commerciale principale è il marmo bianco statuario, estratto da banchi di qualità compresa tra C/1 e C/3 secondo la classificazione UNI EN 1936.
Calcari organogeni pugliesi
La Murgia e il Salento sono costruiti su una potente successione di calcari del Cretaceo superiore, localmente noti come «tufo leccese» (in realtà una calcarenite a grana fine). Questo materiale, facilmente lavorabile per via della sua porosità, ha una tradizione estrattiva millenaria nella costruzione edilizia del Salento.
Aspetti mineralogici delle rocce carbonatiche italiane
La calcite (CaCO₃) è il minerale dominante, ma nelle successioni dolomitiche e nelle zone di contatto metamorfico si ritrovano fasi accessorie di notevole interesse:
- Tremolite: anfibolo calcico che si forma al contatto tra dolomite e quarzo in presenza di fluidi.
- Forsterite: olivina magnesiaca tipica delle skarn dolomitiche.
- Wollastonite: silicato di calcio presente nelle aureole di contatto dei plutoni intrusivi nelle Alpi.
- Pirite: solfuro di ferro frequente lungo i piani di stratificazione nei calcari bituminosi triassici.
Fonti di riferimento
Per approfondimenti scientifici si rimanda a: